TERZO TEMPO – La leva calcistica del 2008

The Fantasista, vi presenta il primo racconto nato dalla penna di Giotti Vanniscio.
Storie che ruotano intorno a un pallone, raccontate con leggerezza, passione e fantasia. Un Terzo Tempo, durante il quale, soffermarci a rileggere lo sport come specchio della vita, in modo originale.

LA LEVA CALCISTICA DEL 2008

Non sottovalutare mai un bambino immobile tra bambini che corrono sudati con la palla tra le gambe.

“Io scelgo Luca!”

“Io Daniele”

“Marco”, “Filippo”, “Andrea”, “Paolo”, “Matteo”

“Danilo vieni stai con noi”

Ultimo, sempre l’ultimo ad essere scelto ed il primo ad essere messo in porta. Senso di vergogna che lo accompagna da anni, specie perchè ogni tiro verso la sua porta è un gol. Lo sanno gli avversari, lo sanno i compagni e lo sa lui. Lo legge negli occhi degli altri, nei commenti a bassa voce che si scambiano tutti e nei commenti degli haters su instagram sotto ogni video che gli fanno.

La cosa assurda è che insiste, si sente talmente immobilizzato che non riesce neanche a smettere di presentarsi al campetto. Sa di essere il decimo. Sono tutti amici e si vogliono bene, stanno sempre insieme ma ogni partita è un patimento.

Odiava De Gregori e la sua leva calcistica. Non capiva perchè tutti pensassero sempre agli attaccanti e mai veniva cantato il terrore dei portieri scelti per incapacità. Perchè alla fine oggi non sono gli anni ’80, oggi ci si giudica proprio e solo da questi particolari.

Nilo ha le spalle larghe, Nilo è tutto largo. Le ginocchia si toccano tra di loro e ondeggia quando cammina. Nilo cammina che sembra un veterano di guerra. Piedi e gambe storte. Non si è mai vergognato del suo aspetto. Alla fine non è un mostro anzi è un bel ragazzetto, un po’ grosso e incapace di correre col pallone. Il problema non è il suo, è che il mondo corre sempre di più appresso al pallone, non si parla di altro. A 12 anni poi con le scarpe di gomma storte, ed il cuore che lo senti solo quando corri forte, se vuoi avere una vita fuori dai sei pollici del telefono devi scendere al campetto. E Nilo lo sa che per combattere il silenzio di casa e l’inattività dei suoi social può solo scendere, giocare e vergognarsi. È comunque un’emozione anche se negativa.

Nilo capì fin dal primo momento che nessuno era contento di lui e nessuno era scontento di lui. Nilo era un presenza, Nilo c’era ma se non ci fosse stato nulla sarebbe cambiato. Il padre finiva tutte le sue risate nel bar con gli amici, quando tornava a casa appendeva il cervello a qualche tipo di muro pur di non parlare con lui. La madre era apatica di natura non li aveva amati mai. La sua unica salvezza da quel silenzio assordante era mettersi il cuore in pace, le scarpe e correre più veloce del vento al campetto, anzi lui non correva, lui ondeggiava.

Quel giorno il sole batteva forte ma c’era aria di tempesta. Stavano sudando e correndo come ogni volta ma si fermarono impauriti dall’arrivo dei ragazzi della terza superiore, sempre in cerca di vittime. Quei gradassi in costante diretta live instagram, spintonarono e bullizzarono i nove ragazzini in mezzo al campo, ma non Nilo. Nilo era grosso. Nilo o lo picchi in dieci o non lo pieghi.

Era infastidito. Lui un solo sentimento aveva il lusso di provare, la vergogna mentre giocava. Gli stavano rovinando anche quello. Prese un pallone che sembrava stregato ed urlando lo tirò senza guardare. Tutti si immobilizzarono. Era una saetta. Un tiro micidiale, pieno di effetto che attraversò tutto il campo e si infilò sotto l’incrocio dei pali della porta avversaria. Nessuno lo aveva mai visto tirare, anche perchè ogni volta che la palla si avvicinava alla sua porta bisognava ricominciare da centrocampo.

Nei giorni successivi il sole batteva forte sui tetti dei palazzi che circondavano il campetto. Nilo camminava come un veterano di guerra medagliato, con le scarpette di gomma dura ed il cuore pieno di gioia pura.

Lo schema ormai è fisso. Ogni gol che prende, in virtù di portiere scelto per incapacità, ne fa uno dalla sua porta. Batte punizioni, rigori e se la squadra sta perdendo, negli ultimi dieci minuti, la tattica è “Oh raga? Palla a Nilo!”.

Anche oggi giù al campetto, come ogni giorno, si fanno le squadre.

“Io scelgo Luca!”

“Io Daniele no Danilo”

“Daniele” “Marco”, “Filippo”, “Andrea”, “Paolo”

“Matteo”

Matteo: “Raga ma sempre io per ultimo adesso?”

Giotti Vanniscio – The Fantasista

Lascia un commento

Progetta un sito come questo con WordPress.com
Comincia ora