Nella settimana in cui, il Manchester United, festeggia le 4000 partite consecutive, giocate con almeno un giocatore prodotto dal suo vivaio, abbiamo voluto dare uno sguardo alle rose delle 20 squadre di serie A, per parlare dell’attuale rapporto tra giocatori cresciuti in “primavera” e prime squadre.
Nella settimana in cui, il Manchester United, festeggia le 4000 partite consecutive, giocate con almeno un giocatore prodotto dal suo vivaio, abbiamo voluto dare uno sguardo alle rose delle 20 squadre di serie A.
Un confronto è certamente impossibile, ma è interessante dare uno sguardo più da vicino a questa realtà nel campionato italiano di calcio.
L’idea è ancora più attuale, se pensiamo alla situazione di Alessandro Florenzi, romano, romanista e in teoria, capitano dell’ A.S. Roma, il quale sembra debba lasciare, quella che è da tutti considerata, casa sua, per andare altrove. Risuonano in mente le parole di Francesco Totti, durante la sua conferenza stampa di addio alla società :” Vogliono i romani fuori dalla Roma”.
Florenzi potrebbe essere uno dei tanti prodotti del vivaio delle nostre grandi squadre a dover abbandonare la squadra nella quale è cresciuto e dalla quale è tifoso.
La nostra domanda però è, perché in questo calcio nostrano è così difficile l’affermarsi dei talenti cresciuti in casa? Perché il senso di appartenenza di un giocatore, non è più ritenuto determinante?
Noi, i nostri padri, i nostri nonni, abbiamo sempre avuto la possibilità di riconoscersi nel talento “fatto in casa”, che, da ragazzino sconosciuto, prova e riesce ad imporsi nel calcio che conta, per poi crescere con la sua squadra, fino ad abbandonarla solo a carriera finita o quasi. Per i ragazzi di oggi, che si approcciano al calcio, almeno in Italia, questo è impossibile.
Diamo uno sguardo alle rose 2018/19 di serie A, partendo dalle cosiddette “Grandi”. La Juventus, che trionfa ininterrottamente da 8 anni in Italia, sfiorando in almeno 2 riprese anche il successo europeo, ha come unico giocatore cresciuto nel vivaio il terzo portiere Pinsoglio, nonostante sia l’unica ad avere la “seconda squadra”, l’U23. Quest’estate ha ceduto all Everton, Kean, quello che da tutti era considerato il nuovo fenomeno del calcio italiano. C’è solo una ragione per questo : Plusvalenza.
L’Inter, che vince spesso campionati primavera, può contare anch’essa sul terzo portiere Berni, Di Marco, il giovane talento Esposito e Biraghi, quest’ultimo acquistato proprio per il suo status di “cresciuto nel vivaio”. Non me ne vogliano, ma nessuno di questi, a parte forse Esposito, potrebbe avere il pedigree della “bandiera”.
Della Roma abbiamo accennato parlando di Florenzi, che se veramente andasse via, lascerebbe in rosa, come romano, romanista, cresciuto nel settore giovanile, il solo Lorenzo Pellegrini, almeno lui, titolare e grande speranza giallorossa.
La Lazio dal suo canto non è messa meglio, con i soli Strakosha e Cataldi in rosa, il primo titolare inamovibile, il secondo un’ onesta riserva.
L’ Atalanta, dal florido settore giovanile, che tanti talenti ha regalato al calcio italiano, è un caso a parte, in quanto, storicamente, cede i suoi giovani migliori per motivi economici, sostituendoli con altri, eppure, nella stagione del massimo splendore, quella degli ottavi di Champions, solo 2 giocatori in rosa sono del vivaio, Sportiello, secondo portiere e il giovane Barrow, spesso lasciato in panchina, qui, i giovani in rampa di lancio, pronti ad essere trasformati in ricche plusvalenze, vengono da campionato minori esteri.
Il Milan, negli ultimi anni sembrava essersi orientato verso una costruzione della rosa, fatta sul senso di appartenenza dei ragazzi cresciuti a Milanello, eppure di questi, sono rimasti solo, Donnarumma e Calabria, con ad esempio, l’idolo della curva, Cutrone, venduto in Inghilterra contro la sua voglia.
Il Napoli, mantiene in rosa Insigne, esempio di napoletanità e addirittura capitano (unico esempio in Italia) e Luperto. Con il primo che a volte paga questo suo status, diventando il parafulmine dell’insoddisfazione del tifoso quando le cose non vanno bene.
La Fiorentina, anch’essa propone giocatori di valore in prima squadra, come Chiesa, Castrovilli, Sottil, Venuti e Ranieri, una bella boccata di ossigeno.
Per il resto, a parte il Torino , che in rosa presenta 4 ragazzi, di cui però nessun titolare, il Brescia che dalla Serie B ha portato talenti interessanti come Tonali e Cistana, le altre squadre hanno al massimo 2 giocatori provenienti dal vivaio, nel 90% dei casi, in lista, solo per far numero, o con pochi minuti in campo finora, addirittura, Parma, Genoa e SPAL, ne hanno 0. Eccezione alla regola Domenico Berardi del Sassuolo, ormai capitano e uomo simbolo dei neroverdi, ma solo perché, per mancanza di carattere ha rifiutato più volte la cessione verso i grandi club.
Ciò che si nota, in realtà soprattutto nelle “Grandi, è che il giovane, sia ormai più considerato come fonte di plusvalenza che come patrimonio sportivo da far sviluppare in squadra. Ogni anno, squadre come l’Inter e Juve cedono molti “primavera” solo per questo motivo, spesso prima che si chiuda il bilancio annuale a Giugno.
La scorsa estate, cedendone 7 i primi e 6 i secondi.
La fretta di imporsi e di mantenere un livello alto, non permette più a questi giovani di sbagliare e crescere, se non sei pronto a 19 anni, non puoi restare in squadra.
Eppure lo stesso problema ce l’hanno le squadre medio/piccole, praticamente nessuna fa giocare i propri ragazzi, solo Fiorentina e Brescia ci stanno provando e per fortuna! Visto che così abbiamo scoperto talenti come Chiesa, Tonali, Castrovilli e Cistana, già convocati in Nazionale Maggiore.
Non vogliamo correre dietro a slogan quali “No al calcio moderno”. Ma questo fenomeno, almeno da noi, in Italia, ci sembra proprio figlio di questo, delle società sportive che sono prima aziende, che hanno bisogno di risultati economico sportivi immediati, che non hanno la reale volontà di creare altro che plusvalenze, a discapito di progetti sportivi pluriennali e territoriali.
Quindi se siete quei romantici, amanti delle lunghe storie d’amore, potete guardarvi un dvd dal passato, oppure rivolgere il vostro sguardo alle grandi squadre spagnole o in Inghilterra, dove il vanto di crescere bei fiori nel proprio giardino, vale di più del farne un bel mazzo e venderli al mercato.