Ridateci il fantasista!

Sarà banale, sarà già stato detto e scritto, ma nel calcio odierno è tremendamente difficile trovare un vero fantasista. I talenti, anarchici e geniali che da quando esiste il calcio fanno innamorare milioni di bambini sono una razza in via d’estinzione, sacrificati sull’altare dell’atletismo e del tatticismo.
Mi ricordo perfettamente gli anni 90 e i primi del 2000 e ce ne era almeno uno per squadra, anche le cosiddette “piccole” non rinunciavano al loro “genio”. Per i romantici, questi, hanno nome e cognome : ” Domenico Morfeo, Ciccio Cozza, Lamberto Zauli, Thomas Locatelli, Francesco Flachi, Giuseppe Mascara”…fino ad arrivare ai top, Alex Del Piero, Roberto Baggio, Francesco Totti, Gianfranco Zola, Antonio Cassano, e scusate se ne dimentico qualcuno.
Si lo so, mancano i tanti fuoriclasse stranieri, ma il mio grido disperato è rivolto al calcio italiano, quella scuola che produceva in serie tanta classe sopraffina senza sosta! Ce n’erano così tanti ed erano così bravi che in ogni nazionale, anche quelle Under, c’era sempre il famoso dualismo, ce ne erano così tanti e così bravi che li trovavi giocare in tutte le squadre della serie A.
Quindi cosa è successo?
Perchè la nazione famosa in tutto il mondo per i suoi N10 non riesce più a crearne?!
Io ho una mia idea : il “Sacchismo”, la zona, il 442. Non nel modo in cui ora intendiamo queste “filosofie” calcistiche, ma nell’isterismo dell’epoca, nelle quali queste dovevano essere applicate totalmente.
Ci fu un momento che il Fantasista, non aveva più “una collocazione tattica precisa”. Cominciarono a metterlo sulla fascia, ad imporgli il ripiegamento come un comune tornante (senza offesa per i tornanti ovviamente). Cominciarono a mandarli via…così il buon Ancelotti mandò via Zola dal suo Parma per esempio, regalando tanta divina beltà ai campi d’Albione.
Ma mentre godevamo ancora dei Del Piero e dei Totti sui campi e sognavamo sul talento di Cassano, nei settori giovanili, qualcosa accadeva.
Si cominciava a preferire la quantità alla qualità, l’atleta al genio, la forza alla fantasia, e quando questa comunque germogliava, la si costringeva in ruoli più bloccati.
Si insegnava che l’IO è meno del NOI, che ad onor del vero è giusto, ma lo vedete anche voi che nella numerazione il 10 e IO come si somiglino, come siano complementari!
Si insegnava che il passaggio era meglio del dribbling, che quel sano egoismo non era così sano, anzi, portava all’esclusione. Si passavano ore ad insegnare tattica invece della tecnica, invece di far giocare a quei ragazzi con quel pallone e farli divertire e farli provare e farli sbagliare e farli sbagliare di nuovo per renderli migliori!
Ed ora che scrivo, tramontate le abbaglianti carriere degli ultimi numeri 10, non se ne vedono più.
In pochi sanno dribblare, ancora meno sanno inventare, sono diventati Ali forse, oppure mezz’ali, o trequartisti o punte che si sfiancano nel rincorrere gli avversari. Ho negli occhi i Berardi, che se si muove dalla sua fascia destra non sa fare nulla, o Bernardeschi che non si sa ancora cosa è, o Insigne, il numero 10 della Nazionale, che ha sicuramente un gran talento ma DEVE giocare a sinistra e non si può emancipare da questa posizione in campo! E poi il nulla…poco nei settori giovanili, poco nelle categorie inferiori.
Guardo allora alla nazione più vincente degli ultimi anni, la Spagna, lì hanno vinto e vincono ancora, giocando con 3 o 4 fantasisti in campo per volta, una nazionale che spesso gioca senza un centravanti e si diverte e diverte il mondo con i suoi talenti dalla tecnica sopraffina. Ne hanno davvero tanti, in ogni categoria, così tanti che uno come Dani Olmo, è dovuto andare a giocare la Champions in Croazia! Beati loro! Bravi loro che hanno saputo coltivare il talento, il senso del gioco.

Così concludo, sono un romantico e non demordo, aspetto, non un improbabile messia, mi basta un giovane fantasista.

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